martedì 22 dicembre 2015

SOL INVICTUS

Le origini del Natale.
Letteralmente natale significa "nascita". La festività del Dies Natalis Solis Invicti ("Giorno di nascita del Sole Invitto") veniva celebrata nel momento dell'anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d'inverno: la "rinascita" del sole. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente "sole fermo" (da sol, "sole", e sistere, "stare fermo").
Infatti nell'emisfero nord della Terra tra il 22 e il 24 dicembre il sole sembra fermarsi in cielo (fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore). In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della "declinazione", cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il dì più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e "invincibile" sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo "Natale". Questa interpretazione "astronomica" può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Per gli antichi arrivare a questa data dell'anno in buona salute voleva dire di avercela fatta a superare l'inverno e per questo rallegrarsene è sicuramente diventata una ricorrenza rituale.

venerdì 11 dicembre 2015

ALFANO E IL PRESEPE

Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha diramato una circolare secondo la quale in ogni prefettura deve essere allestito un presepe perché attraverso questa rappresentazione simbolica passa, a suo dire, l’identità degli italiani.
Il solo fatto che l’identità degli italiani, e quindi anche la mia, debba essere definita e qualificata da un politico come Alfano, è già di per sé una sciocchezza, ma se a questo si aggiunge che costui riconduce l’identità degli italiani al presepe, è davvero una inequivocabile idiozia.
Del resto chi si trincera dietro il presepe e lo strumentalizza come spauracchio per erigere muri ideologici contro chi ha un pensiero, fortunatamente, differente, occupa già un gradino molto in basso nella scala della civiltà e non esistono scuole serali o corsi di recupero per colmare certa pochezza culturale.
Se Alfano, e con lui i presepianti della politica, avessero contezza dei propri limiti, non imporrebbero, con presunzione e protervia, le loro devianze anche a chi non ne è affetto.
Chi calpesta i principi di civiltà faticosamente raggiunti, come il principio di laicità, non merita altro che biasimo, e la condanna di Alfano per questa scempiaggine, è senza appello.
(tratto dal sito www.democrazia-atea.it)

martedì 8 dicembre 2015

I COSTI DEL GIUBILEO

L'attenzione che giornali e tv stanno concentrando in questi giorni su un evento religioso proclamato da uno stato extracomunitario è, a dir poco, scandaloso. Ancor più scandaloso è, che scientemente, i mass media omettano di informare i cittadini che lo stato italiano contribuisce con 200 milioni di euro, quando ci sono pensionati che sopravvivono con 500 euro al mese. Cosa dire sulla commissione vigilanza Rai che dovrebbe verificare l'equa presenza di tutte le organizzazioni religiose - positive e negative - sui palinsesti rai?



mercoledì 25 novembre 2015

IL TOUR PAPALE

Per coltivare il suo hobby Francesco gira anche il mondo, da oggi in Africa, con un aereo a spese dello Stato Italiano. 
E' una cortesia che discende dai Patti Lateranensi.
Su questi viaggi inutili e costosi non si discute.
Il Papa per rilanciare la "ditta" gira il mondo per curare le esportazioni del suo "verbo".
Ultima novità, Bertinotti, registrando il "vuoto della politica", non ha altro a cui appellarsi o diffondere che seguire francescanamente un riscoperto sacro "ordine nuovo".
Un sacro "ordine nuovo". Più fausto di così.

lunedì 23 novembre 2015

BERTINOTTI DA... CAPO SPERA IN FRANCESCO

A distanza di un anno, il presidente Bertinotti è tornato a Lecce per presentare oggi il suo ultimo libro: "Rosso di sera".
Il 26.11.014 presentò il precedente: "Sempre daccapo", in cui, accertato il fallimento del "comunismo" tessè il filo rosso che intercorre da Gesù a san Paolo, da La Pira che con l'aiuto della "madonna" salva dalla chiusura una fabbrica, a Francesco impegnato in una nuova Liberazione degli oppressi. Col citato ultimo libro Bertinotti risegnala non solo il fallimento del comunismo, ma anche della socialdemocrazia, della stessa democrazia progressiva e della incidenza del,voto, a causa del potente potere finanziario, cioà la cupola pervasiva ed opprimente, generatrice di guerre, populismi regressivi. Occorre, ha proseguito l'oratore. salutare con favore le nuove forme di rappresentanza dal basso e tutte le lotte per il riscatto e la liberazione dei popoli come, secondo Bertinotti, fa solo Francesco. In passato il Presidente della Camera si dichiarò folgorato...sulla vita di San Paolo, ora viene con inspiegabile acriticità definitivamente avvinto da un'altra "Cupola", quella d'oltretevere. Bertinotti guarda a Francesco come riferimento unico contro i mali della società e degli umani. Nel successivo dibattito alcuni, compreso lo scrivente, hanno obiettato che per umanizzare la società occorre costruire una nuova antropologia, una nuova concezione della vita e cultura, avvalendosi di tutte le discipline analitiche, filosofiche e scientifiche. Occorre accantonare l'ideologia confessionale, dopo aver accantonato tutte le altre. Fare i conti anche con una chiesa, non certo democratica, a struttura monarchica e maschilista, seconda potenza economica del mondo, che beneficia pure di un contributo dallo Stato italiano di oltre 10 miliardi l'anno. Ma anche con un papa che cerca di salvare il mestiere, di "salvare la ditta", giunta al massima discredito, in un'epoca in cui le sfide sono globali, un papa che affianca tutti, purchè sempre riconoscenti verso il suo dio, pena la perdizione. Senza il suo dio non c'è degno scampo. In conclusione Bertinotti ha voluto accennare al significato del titolo scelto per il suo libro: "Rosso di sera" che può far pensare ad un tramonto, ma che, secondo un detto popolare, assicura l'augurio: ..., buon tempo si spera. Certo accodandosi al pensiero unico del "sistema", devotamente qualcosa si spera, ma non per l'aldilà.

sabato 21 novembre 2015

IL DIRITTO ALLA CREMAZIONE

Risultano ancora inadempienti le Province di Lecce, Brindisi e Taranto ed i relativi Comuni sulla istituzione del servizio di cremazione.
Ai sempre più numerosi cittadini che la rivendicano, come da decreto Presidenza della Repubblica n.285/1990, ed ai loro familiari è stata riconosciuta la facoltà di conservare o disperderne le ceneri con la legge regionale pugliese, ultima in Italia, n. 34 del 15.12.2008, compreso l'obbligo della istituzione della sala del commiato per i funerali laici.
Entro l' anno le Province avrebbero dovuto, d'intesa con i Comuni, approvare la localizzazione dei nuovi impianti.
Per quanto riguarda Lecce il 20 dicembre 2011, (Quotidiano del 21.12) anche  per onorare la memoria del consigliere Vittorio Potì, tanto impegnato sull'argomento, si tenne l'assemblea dei Sindaci del Salento, disponibili solo Cavallino, Lecce, Nardò e Tricase.
Da allora però tutto è rimasto "lettera morta", causando ai salentini un aggravio di spesa, dovendosi servire dell'impianto della città di Bari, istituito nel lontano 2004 dal Sindaco Di Cagno Abbrescia.  
Per il Comune del capoluogo ne fu ipotizzata la realizzazione nel costruendo raddoppio del Cimitero, inserito con proposta della Giunta Poli, nei lavori dell'ultimo Consiglio, ma "venne meno" il numero legame. La seduta fu disertata per il mancato accordo sulla "utilizzazione" dei suoli della intera zona. 
Quando i cittadini interessati vedranno la nascita tanto attesa di tale servizio?
Giacomo Grippa( Referente Laicitalia Lecce) 

mercoledì 18 novembre 2015

ARTICOLO DI GIACOMO GRIPPA

Articolo del nostro referente di Lecce.
Tutti i cittadini interessati, residenti nella provincia di Lecce, possono contattarlo ai seguenti recapiti: 0832 304808
lecce.laicitalia@gmail.com



sabato 14 novembre 2015

IL DIRITTO DI APPRENDERE


Il ministro Giannini ha pensato che non fosse sufficientemente chiaro il suo impegno nel distruggere la Pubblica Istruzione. 
Avrà pensato che il suo enorme contributo nell'agevolare la diffusione delle scuole private/paritarie a danno delle scuole pubbliche, non fosse chiaro a tutti. 
Avrà pensato che, ai meno attenti, fosse sfuggito il suo impegno nel farsi portavoce - in contrasto con l'art. 3 della Costituzione - di una ideologia politica che alimenta quella becera omofobia che dilaga e che ci allontana dal modello di società civile che vogliamo. 
Il ministro ha sentito l'esigenza di essere più determinata nell'abusare del suo ruolo istituzionale, al fine di imporre il suo personale pensiero. 
L'occasione le si è presentata nel corredare con la sua prefazione - lei non è una scrittrice per cui l’iniziativa non lascia spazio a malintesi - un libro scritto da Anna Monia Alfieri (delle Suore di Santa Marcellina), Marco Grumo (docente dell’Università Cattolica) e Maria Chiara Parola (componente della commissione scuola della curia di Milano). 
Un libro celebrativo della scuola privata. 
Le fonti citate sono a loro volta quasi esclusivamente cattoliche. 
Il volume esalta la necessità di riconsegnare alla famiglia il suo “ruolo principe nel campo educativo”. 
Spetta alla famiglia il compito di educare il bimbo: un paravento per nascondere una serie di concetti in netto contrasto non solo con la Costituzione, ma anche con la convenzione dei Diritti Universali della persona. 
Il titolo dato al libro è tutto un programma:il diritto di apprendere. 
Il pensiero fondamentale dello scritto è che il diritto di apprendere, viene negato, se si negano i finanziamenti alle scuole private. 
Chiaro, la scuola privata, ovvero nella sua quasi totalità scuola cattolica, insegna al discente il pensiero cattolico, la scuola pubblica diversamente, il pensiero critico.



giovedì 12 novembre 2015

RADIO MARIA E IL 5X1000

Un altro pozzo senza fondo è Radio Maria, una emittente radiofonica che nel 2005 costò allo Stato italiano circa un milione di euro per rimodernare le sue strutture.
Oggi prende il 5x1000 ma di certo non sono soltanto questi i suoi introiti.
Nessuno vuole limitare la libertà religiosa e una radio che faccia propaganda della propria ideologia rientra a pieno titolo nella libertà di espressione.
Il confine della libertà religiosa risulta travalicato, però, se il direttore di quella radio, nel caso di specie tale Livio Franzaga, che si fa chiamare padre anche se non risulta che abbia figli, dà fiato alle corde vocali con ciclici comunicati di incitamento all’odio raziale, di incitamento alla discriminazione di genere, di incitamento all’odio verso chi non è credente.
E’ legittimo indignarsi se lo Stato italiano finanzia una radio nella quale si augura il cancro agli atei oppure si invoca l’impiccagione di giornalisti che hanno fatto luce sulla corruzione vaticana, come Nuzzi e Fittipaldi.
Il cattolico Franzaga non ha pronunciato una sola parola contro i corrotti ma ha elargito veleno a pioggia contro chi ha disvelato il marcio clericale, e Bergoglio, se tace, è perchè acconsente.
In uno Stato civile il contributo del 5x1000 non dovrebbe essere concesso ad organizzazioni che si pongono in contrasto con i principi costituzionali.
E Radio Maria non fa propaganda religiosa, ma fa discriminazione religiosa, addestrando masse incolte alla inciviltà.
Non sarà possibile fermare questa deriva fino a quando non si troverà il modo di interrompere il flusso di denaro che finanzia questo fondamentalismo.
La complicità del Governo italiano in questa vicenda è vergognosamente scontata.

(Articolo tratto dal sito www.democrazia-atea.it)

martedì 10 novembre 2015

RUBARE AI POVERI PER MANTENERE I RICCHI


C'è da chiedersi quale sia l'utilità sociale di predicare la propria mitologia a spese dei contribuenti.
C'è da chiedersi perchè la Regione Toscana abbia dovuto stanziare duecentomila euro per pagare il viaggio a Bergoglio.
C'è da chiedersi perchè Bergoglio, se proprio non voleva toccare i miliardi del suo conto privato, noto come Obolo di San Pietro, non abbia utilizzato, per esempio, il conto dormiente di Paolo VI che è inattivo allo IOR da quando Montini è morto, e ammonta all'incirca a duecentomila euro, tanto quanto è costata la vacanza toscana del suo successore.
C'è da chiedersi perchè i divertimenti dei "poveri di spirito" debbano essere esaltati con questa sovraesposizione mediatica da parte della TV pubblica, ma soprattutto posti a carico anche di quei contribuenti che non sono poveri di spirito.
Ma la casta clericale non si smentisce.
Non si ferma nè davanti agli scandali nè davanti alle ruberie.
Sarà condannato, semmai, chi li avrà sbugiardati, mentre gli autori delle malefatte si trastulleranno nell'ego me absolvo.
Bergoglio nella sua vacanza toscana a spese dei contribuenti italiani, ha detto "Dio protegga la Chiesa dal potere, dall’immagine e dal denaro".
La tristezza sta nel fatto che c'è gente che crede a queste castronerie.
E' classificato come il quarto uomo più potente del mondo e si diverte a far credere che non bisogna rincorrere il potere.
Dice che non si deve rincorrere il denaro e lui, che possiede una banca personale, si fa pagare la vacanza dalla Regione Toscana.
Quanto all'immagine, non salta un giorno senza una telecamera puntata sulla sua faccia mentre esprime amenità.
Dimostrasse per una volta nella sua vita un briciolo di coerenza: restituisse i soldi che sono stati spesi per il suo spettacolo fiorentino.
Cominciasse da oggi a pagarsi da solo il mantenimento della sua corte medievale, ed esortasse la casta clericale ad andare a lavorare e a pagare le tasse.
Qualcuno gli dicesse che i mantenuti clericali non vanno più di moda.

(tratto dal sito www.democrazia-atea.it)

mercoledì 4 novembre 2015

EROGAZIONI SENZA RENDICONTI

Un appello a salvaguardare il santuario di S. Oronzo, fuori dalla città di Lecce da "vandali, drogati e ladruncoli" è stato indirizzato al Vescovo e al Sindaco dal consigliere comunale Gianluca Borgia.
Va rivitalizzato il sito dove, secondo Borgia, sarebbe stato decapitato il patrono di Lecce, una volta meta di viva devozione da parte di "fedeli" e la necessaria attenzione di cui ora beneficerebbero le chiese del "centro".

Mentre mi auguro che il consigliere mantenga puntuale " buona volontà" verso i problemi dei cittadini, fedeli e non, che rivolga sempre opportuna attenzione verso la vera storia del patrono, mi sarei invece aspettato che lo stesso disponesse della necessaria conoscenza degli aiuti erogati dal Comune, Regione e Governo per gli immobili, di proprietà del Vaticano.

Al consigliere, anzi a tutti, non deve sfuggire che le diocesi ricevono ogni anno da tutti i Comuni il 7% degli oneri "incassati" dai cittadini per il ritiro di una concessione edilizia.
Non dovrebbe sfuggirgli, in base alla legge regionale n.4/1994, ad oggetto: "Edilizia di Culto" che il Comune di Lecce, eroga, intanto irregolarmente, più del dovuto e con un riparto, ancor più arbitrario, delle somme sia alla Chiesa cattolica che ai Testimoni di Geova.
Queste erogazioni, con le dovute rendicontazioni (o restituzioni) sono finalizzate a riparare o costruire chiese.
Eppure tanto se ne discusse, negli stessi termini, al tempo del consolidamento del campanile del Duomo.
Il consigliere converrà che la competenza illumina sempre.
Giacomo Grippa
(Referente Associazione LAICITALIA Lecce)

martedì 3 novembre 2015


La Corte dei Conti ha reso noto che la Chiesa Cattolica causa un enorme spreco di denaro pubblico che, attraverso l’8 x 1000, finisce nelle casse del Vaticano.

La Corte dei conti ha denunciato che: “Le cifre in ballo sono altissime visto che le somme raccolte sono salite dai 290 milioni del 1990 agli 1,2 miliardi del 2014 (l’82,3% dei quali finiti alla Chiesa Cattolica)”.
La Corte dei Conti non risparmia nemmeno di dire che l’8 x 1000 ha “contribuito ad un rafforzamento economico senza precedenti della Chiesa italiana”.

martedì 27 ottobre 2015

Separatismo italiano

La situazione italiana era ben diversa da quella francese e americana, dato che l'Italia cominciò la sua laicizzazione parecchi decenni dopo e aveva altre problematiche piuttosto serie, come quella dell'unificazione nazionale, ma soprattutto della presenza all'interno della penisola dello Stato pontificio, realtà che creava seri problemi sia politicamente per la già citata unificazione, sia a livello sociale, dato che il cattolicesimo influenzava in maniera forte quasi tutti gli italiani.
I primi passi si registrano nel 1848 con due atti di Carlo Alberto, che prima libera i valdesi da ogni discriminazione civile, poi nello Statuto Albertino pochissimi giorni dopo, conferma la supremazia della religione cattolica, considerata religione di Stato, pur ammettendo la tolleranza di altri culti in conformità delle leggi allora vigenti. La legge Sineo dello stesso anno, infine, cancella ogni possibilità di ineguale trattamento in base alla differenza di culto.
La successiva e ben nota legge Siccardi del 1850 abolisce il foro ecclesiastico, garantendo una eguale e unica giurisdizione in tutto il territorio dello Stato; dal 1855 al 1866 susseguono varie leggi che limitano e smantellano la proprietà privata della Chiesa, sopprimono vari ordini religiosi e incamerano moltissimi beni. Il Codice Civile del 1865 ritiene, poi, totalmente irrilevante nell'ambito giuridico il matrimonio religioso, istituendo quello civile. Infine, le leggi Casati e Coppino laicizzano le strutture scolastiche.
Per quel che riguardava, invece, i rapporti fra Stato e Chiesa, questi, dopo la presa di Roma del 20 settembre 1870, erano regolati della cosiddetta "legge delle Guarentigie" (l.13 maggio 1871), la quale attribuiva al pontefice uno status personale unico quanto particolare: era infatti equiparato, per dignità e diritti personali, al sovrano d'Italia, rendendolo immune da qualsiasi controllo dell'autorità italiana, mentre i cardinali e il Conclave godevano di altri benefici simili.
L'Italia abbandonò la sua laicità per un piccolo ritorno al confessionismo, anche se molto più temperato, con la stipulazione dei Patti Lateranensi del 1929, in quanto nel concordato vi si affermava la unicità della religione cattolica, di nuovo religione di Stato, mentre la Chiesa diviene di nuovo titolare di alcune prerogative giuridiche.
La Costituzione del 1948 riporta l'uguaglianza di libertà religiosa, senza tuttavia tornare a un separatismo netto, ma avviando una condizione giuridica più originale e complessa, con la creazione della figura dell'Intesa e senza l'abolizione del precedente Concordato. La libertà religiosa garantita costituzionalmente, infatti, non implica un eguale trattamento totale da parte dello Stato, ma un eguale trattamento nell'ambito dell'esercizio della libertà stessa. Da notare, inoltre, che la Religione Cattolica è stata, anche se soltanto formalmente, religione di Stato fino alla revisione del Concordato del 1984.
(Wikipedia )

Separatismo francese

Se nei futuri Stati Uniti il separatismo sorse in maniera tranquilla e in perfetta sintonia fra le varie confessioni, in un contesto storico-geografico pressoché idoneo allo sviluppo, in Francia, altra grande promotrice del separatismo, la situazione era ben differente. Oltralpe, infatti, il passaggio da stato confessionista a stato laico fu immediato e brusco, giacché lì non c'era una miriade di confessioni e tanti beni a disposizione, ma grosso modo una confessione assolutamente predominante, la Cattolica, che oltretutto già disponeva gran parte dei beni a danno degli altri. Si dovette pertanto agire in maniera dura, espropriando e limitando diritti preesistenti.
La separazione fra Stato e Chiesa in Francia è un tipico esempio di separazione ostile[1].
Fenomeni tipici del separatismo ostile:
Incameramento dell'asse ecclesiastico
Da as-assis = patrimonio. Dalla confisca e dalla vendita del patrimonio ecclesiastico le finanze statali francesi non ebbero grandi giovamenti, dato che la messa in vendita di una ingente massa di immobili ne faceva cadere il valore commerciale. Nemmeno ebbero a guadagnarci le masse operaie, ma la nobiltà e la borghesia. Infine, per la vita della Chiesa la perdita di molti beni portò a dar meno peso nell'apostolato ai mezzi umani e più all'efficacia della grazia (ma non mancò in alcune zone una reale povertà del clero).
Soppressione degli ordini religiosi
Possiamo avere diversi casi:
non si riconosce la personalità giuridica delle Congregazioni Religiose: conseguenza è l'espulsione dei religiosi dalle loro case e la formazione di piccole comunità;
si proibisce la vita comune (in Portogallo);
si vietano i voti religiosi (in Messico nel 1917);
si vieta di ricevere novizi (in Italia, 1866)
si richiede una speciale autorizzazione governativa difficilmente concessa (è il caso della Francia).
Introduzione del matrimonio civile e del divorzio
In questo caso furono battaglie perse dalla Chiesa. Il matrimonio civile fu considerato una conquista dello Stato moderno, con la sua conseguenza del divorzio. Ammesso nell'antichità, il divorzio rimase in vigore fino ai primi decenni del secondo millennio, quando la Chiesa avocò a sé le questioni matrimoniali. Venne reintrodotto nei paesi protestanti (ma più come principio che come pratica). Fu introdotto in Francia nel 1792, abolito col ritorno dei Borboni e definitivamente ristabilito nel 1884.
Laicizzazione della scuola
Linea comune è la soppressione nelle scuole pubbliche dell'insegnamento religioso e l'abrogazione di ogni sovvenzione statale alle scuole private (in alcuni casi anche la soppressione dell'insegnamento libero). Dure le battaglie su questo campo in Francia e in Belgio.
(Wikipedia)

L'ONU CONTRO I DIRITTI UMANI

La nostra civiltà europea si è tendenzialmente conformata alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale delle nazioni Unite nel 1948.
Le società islamiche hanno invece elaborato una Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo, proclamata presso l’Unesco e firmata a Parigi nel 1981.
Per quanto le due Dichiarazioni abbiano apparentemente alcuni punti di contatto, in verità v’è un contrasto incolmabile e insanabile.
Il modello sociale sotteso alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è laico e libertario.
Il modello sociale sotteso alla Dichiarazione Islamica dei diritti dell’Uomo è teocratico e i diritti esistono solo in quanto promanazione della legge divina.
Non esiste, né potrà mai essere elaborata una legislazione di raccordo tra le due Dichiarazioni.
Non esiste alcuna possibilità che una mentalità teocratica possa trovare un punto di incontro con una mentalità laica e libertaria.
L’una è la negazione dell’altra.
Il multiculturalismo, proteso a salvaguardare le specificità culturali e religiose, se trova una sponda legislativa con la Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo, diventa l’innesco di una pericolosità sociale esplosiva.
Inseguire l’integrazione con l’islam è una partita persa, almeno fino a quando le legislazioni nazionali che hanno adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non dichiarino esplicitamente fuorilegge la Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo.
L'ONU non si è limitato ad adottare la Dichiarazione Islamica dei Diritti Umani ma il 21 settembre 2015 ha nominato Faisal Bin Hassan Trad alla Presidenza del Consiglio sui Diritti Umani.
Faisal proviene dall'Arabia Saudita un paese che è al quarto posto nel mondo per esecuzioni di crocifissioni e lapidazioni, un Paese governato da una monarchia tanto ricca quanto feroce, caratterizzato da un oscurantismo medievale che suscita orrore e disgusto per tutti, tranne che per gli USA, i loro migliori alleati.
L'ONU è diventato progressivamente pericoloso per la sicurezza degli Stati ma con la nomina di Faisal è diventato pericoloso anche per la sicurezza dei diritti individuali.
(articolo tratto dal sito www.democrazia-atea.it)

domenica 25 ottobre 2015

Attività di culto negli Istituti Scolastici

Ricordiamo a noi stessi che la nostra Costituzione esprime il principio supremo della laicità dello Stato attraverso gli articoli 2,3,7,8,19 e 20 (Corte Costituzionale sentenza n.203/1989), e che “in nessun caso il compimento di atti appartenenti, nella loro essenza, alla sfera della religione possa essere l’oggetto di prescrizioni obbligatorie derivanti dall'ordinamento giuridico dello Stato” (Corte Costituzionale, sentenza n.334/1996).
Aderiamo alle pregevoli indicazioni espresse dal TAR Veneto nella sentenza n.2478 del 20 dicembre 1999, richiamandole integralmente: “È illegittima la delibera del Consiglio di circolo che dispone lo svolgimento di attività religiose, quali la celebrazione di liturgie o riti religiosi o il compimento di atti di culto, non attinenti alla vita della scuola, in orario scolastico e al posto delle normali ore di lezione, in quanto gli atti di culto non costituiscono “cultura religiosa” assimilabile all'insegnamento, ma fatti di fede individuale, estrinsecantesi nel colloquio rituale che il credente ha con la propria divinità e quindi, non rientrano nelle categorie e nel quadro delle attività scolastiche istituzionali”.
Richiamiamo integralmente anche la motivazione della sentenza del TAR Emilia-Romagna n.250 del 17 giugno 1993: “Gli atti di culto e le celebrazioni religiose si compiono unicamente nei luoghi a essi naturalmente destinati, che sono le chiese e i templi e non nelle sedi scolastiche, in sedi cioè improprie e destinate alle attività didattiche e culturali, finalità appunto della scuola.
La Chiesa è libera di svolgere queste attività nelle scuole che essa stessa istituisce, non può però svolgerle nelle scuole dello Stato e nell'ambito di esse e gli organi pubblici che questo consentono commettono senza dubbio una illegittimità”.
In adesione alle Raccomandazioni del Comitato sui Diritti dell’Infanzia dell’ONU chiediamo formalmente che il Ministero divulghi le osservazioni conclusive nelle quali si evidenziano preoccupanti elementi discriminatori perpetrati nelle scuole italiane nelle manifestazioni legate al culto cattolico.
FIRMA LA PETIZIONE

Laicitalia e il suo simbolo


L'albero rappresenta la laicità intesa come principio supremo e assoluto su cui si basa lo sviluppo democratico di una nazione civile. 
Il campo quadrato rappresenta l'uguaglianza, e le stondature rappresentano il dialogo.
Le foglie sono i diritti universali
Il verde chiaro le nuove generazioni e il verde scuro quelle mature.

sabato 24 ottobre 2015

Legge 194

La legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza durante la presidenza della Regione Lazio di Renata Polverini, aveva subito un duro attacco per le infiltrazioni dei movimenti violenti cattolici che avevano tentato di far approvare una norma con la quale si equiparavano i consultori privati cattolici ai consultori laici e pubblici.
Decisamente un passo avanti nella applicazione della legge 194 si è avuto con la presidenza di Nicola Zingaretti con l’approvazione del decreto regionale di riordino e riorganizzazione dei consultori.
Nella Regione Lazio il 90% dei medici, per non vedersi ostacolata la carriera o per dar seguito al personale senso di ipocrisia, si dichiarano obiettori.
Con il decreto U00152 i medici obiettori non potranno più ripararsi all'ombra fredda del clero e della loro morale religiosa, ma dovranno fare i conti con l’obbligo di prescrivere presidi contraccettivi e ormonali, dovranno dare corretta e completa informazione alle donne che decidono di interrompere volontariamente la gravidanza autodeterminandosi nella scelta della maternità.
Laicitalia offre un parere legale gratuito a tutte le donne del Lazio che, trovandosi di fronte a medici obiettori incuranti del recente decreto, vorranno denunciarne l’illiceità dei comportamenti.

venerdì 23 ottobre 2015

Orientamento sessuale e discriminazione


Non ci accontentiamo di una legge ordinaria che disegna un matrimonio per gli eterosessuali e un matrimonio per gli omosessuali.

E' questa la ragione principale per cui condividiamo la petizione Modifichiamo l'art. 29 della Costituzione


ll matrimonio è una invenzione giuridica e l'unione naturale è l'unione di due persone, uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo.
Queste unioni sono sempre esistite in natura e solo con l’invenzione delle religioni sono state disciplinate nella finalità della procreazione e nella certezza della paternità.
Si ritiene che le società naturali non debbano più sottostare al confinamento giuridico del matrimonio.
Un nucleo familiare può ben essere costituito da soggetti che non hanno la finalità procreativa (gay e lesbiche), oppure che hanno un legame affettivo (non necessariamente sessuale) senza finalità alcuna, se non il compiacimento e il reciproco sostentamento nella convivenza (nonna e nipote).
Queste forme familiari devono trovare tutela giuridica.
Nel pieno rispetto dell’autodeterminazione, “ordinare gli istinti” non significa necessariamente reprimerli.

Matrimoni di serie A e matrimoni di serie B

L'orientamento sessuale continuerà ad essere un discrimine fino a quando ci saranno leggi speciali che distingueranno il matrimonio eterosessuale dal matrimonio omosessuale, perché sarà come accettare una tutela di serie A e una tutela di serie B.
A noi questa differenza non piace.

lunedì 19 ottobre 2015

mercoledì 30 settembre 2015

FIRMA LA PETIZIONE

La libertà di coscienza e l’obiezione di coscienza spesso sono confusi e sovrapposti e spesso anche da chi, per mestiere o per funzione, dovrebbe teoricamente essere in grado di conoscere le differenze tra l’uno e l’altro concetto.
La libertà di coscienza è un diritto fondamentale inviolabile che trova la sua fonte nella Costituzione e nelle Convenzioni internazionali sui diritti fondamentali dell’uomo.
La libertà di coscienza è un diritto supremo, che non può trovare limitazioni, che obbliga gli Stati a non compiere attività che possano limitarlo, è un diritto che non accetta deroghe.
Nessuno può accettare di compiere un’azione che leda diritti assoluti, che incida sui diritti fondamentali.
Ognuno può legittimamente rifiutarsi di compiere un atto doveroso se dall’esecuzione di quell’atto ne possa derivare una lesione di diritti fondamentali inviolabili. I diritti assoluti sono, a titolo esemplificativo, il diritto all’uguaglianza, alla non discriminazione, alla laicità dello Stato, il diritto alla salute, cioè tutti i diritti di rango costituzionale.
Nessun organo dello Stato può incidere in maniera pregiudizievole e comprimere i diritti assoluti.
Chi si rifiuta di compiere un atto dovuto perché ritiene di subire la lesione di diritti inviolabili, non entra in conflitto con altri valori costituzionali, ma denuncia, al contrario, che le attività da cui ci si sottrae con il rifiuto, sono attività che contrastano esse stesse con la Costituzione o con la Convenzione dei diritti dell’uomo, e, attraverso il rifiuto, si sollecita il Legislatore a ripristinare la legalità.
Con l’obiezione di coscienza invece non si denuncia alcuna incostituzionalità della norma che si intende disattendere e ciò che si invoca sono i personali convincimenti, politici o religiosi, attraverso i quali si ritiene di poter legittimare il proprio rifiuto.
Nel caso della libertà di coscienza il rifiuto è motivato dalla lesione di diritti costituzionali, nel caso della obiezione di coscienza il rifiuto è motivato dalla lesione di convinzioni personali.
Nel caso della libertà di coscienza il cittadino, con il suo rifiuto, può sollecitare il Legislatore a ripristinare principi costituzionali violati; nel caso della obiezione di coscienza il cittadino con il suo rifiuto non può pretende che il Legislatore si adegui alle sue convinzioni personali.
L’obiezione di coscienza nel nostro Paese è il paravento della misoginia religiosa.
Se partiamo dalla premessa antropologica secondo la quale il Potere passa attraverso il controllo della sessualità femminile e questo controllo, a sua volta, si declina nella limitazione all'accesso all'educazione sessuale, alla fecondazione assistita, alla contraccezione, alla interruzione di gravidanza, si spiega come mai l’obiezione di coscienza ruota sempre attorno alla sfera sessuale femminile.
Se recandoci in un ospedale pubblico trovassimo un medico che si rifiuta di praticarci una trasfusione di sangue per motivi religiosi, la nostra rabbia e la nostra indignazione sarebbe giustificata dalla considerazione che è inaccettabile un’obiezione di coscienza legata a una pratica medica che il legislatore ritiene lecita.
Se alla trasfusione di sangue sostituiamo l’interruzione di gravidanza dovremmo giungere alle stesse conclusioni, e invece il discorso cambia perché in questo caso il Legislatore ha permesso ai medici di rifiutarsi, per motivi religiosi e di coscienza, di praticare un’assistenza lecita e dovuta.
Noi non vogliamo comprimere le remore morali dei ginecologi che si rifiutano di dare assistenza sanitaria alle donne, ma vogliamo che questo diniego non sia possibile esercitarlo nelle strutture pubbliche o nell'espletamento di un pubblico servizio.
Noi vogliamo che nell'esercizio delle professioni sanitarie nelle strutture pubbliche non ci siano remore morali e pertanto se la religione impedisce ad un medico di praticare le trasfusioni di sangue come terapia lecita, sicuramente quel medico dovrà scegliere di non fare l’ematologo, mentre se la religione impedisce ad un medico di praticare l’interruzione di gravidanza, quel medico potrà sempre scegliere di fare il dentista o l’ortopedico, non deve necessariamente fare il ginecologo, ovviamente se opera nella sanità pubblica.