martedì 27 ottobre 2015

Separatismo italiano

La situazione italiana era ben diversa da quella francese e americana, dato che l'Italia cominciò la sua laicizzazione parecchi decenni dopo e aveva altre problematiche piuttosto serie, come quella dell'unificazione nazionale, ma soprattutto della presenza all'interno della penisola dello Stato pontificio, realtà che creava seri problemi sia politicamente per la già citata unificazione, sia a livello sociale, dato che il cattolicesimo influenzava in maniera forte quasi tutti gli italiani.
I primi passi si registrano nel 1848 con due atti di Carlo Alberto, che prima libera i valdesi da ogni discriminazione civile, poi nello Statuto Albertino pochissimi giorni dopo, conferma la supremazia della religione cattolica, considerata religione di Stato, pur ammettendo la tolleranza di altri culti in conformità delle leggi allora vigenti. La legge Sineo dello stesso anno, infine, cancella ogni possibilità di ineguale trattamento in base alla differenza di culto.
La successiva e ben nota legge Siccardi del 1850 abolisce il foro ecclesiastico, garantendo una eguale e unica giurisdizione in tutto il territorio dello Stato; dal 1855 al 1866 susseguono varie leggi che limitano e smantellano la proprietà privata della Chiesa, sopprimono vari ordini religiosi e incamerano moltissimi beni. Il Codice Civile del 1865 ritiene, poi, totalmente irrilevante nell'ambito giuridico il matrimonio religioso, istituendo quello civile. Infine, le leggi Casati e Coppino laicizzano le strutture scolastiche.
Per quel che riguardava, invece, i rapporti fra Stato e Chiesa, questi, dopo la presa di Roma del 20 settembre 1870, erano regolati della cosiddetta "legge delle Guarentigie" (l.13 maggio 1871), la quale attribuiva al pontefice uno status personale unico quanto particolare: era infatti equiparato, per dignità e diritti personali, al sovrano d'Italia, rendendolo immune da qualsiasi controllo dell'autorità italiana, mentre i cardinali e il Conclave godevano di altri benefici simili.
L'Italia abbandonò la sua laicità per un piccolo ritorno al confessionismo, anche se molto più temperato, con la stipulazione dei Patti Lateranensi del 1929, in quanto nel concordato vi si affermava la unicità della religione cattolica, di nuovo religione di Stato, mentre la Chiesa diviene di nuovo titolare di alcune prerogative giuridiche.
La Costituzione del 1948 riporta l'uguaglianza di libertà religiosa, senza tuttavia tornare a un separatismo netto, ma avviando una condizione giuridica più originale e complessa, con la creazione della figura dell'Intesa e senza l'abolizione del precedente Concordato. La libertà religiosa garantita costituzionalmente, infatti, non implica un eguale trattamento totale da parte dello Stato, ma un eguale trattamento nell'ambito dell'esercizio della libertà stessa. Da notare, inoltre, che la Religione Cattolica è stata, anche se soltanto formalmente, religione di Stato fino alla revisione del Concordato del 1984.
(Wikipedia )

Separatismo francese

Se nei futuri Stati Uniti il separatismo sorse in maniera tranquilla e in perfetta sintonia fra le varie confessioni, in un contesto storico-geografico pressoché idoneo allo sviluppo, in Francia, altra grande promotrice del separatismo, la situazione era ben differente. Oltralpe, infatti, il passaggio da stato confessionista a stato laico fu immediato e brusco, giacché lì non c'era una miriade di confessioni e tanti beni a disposizione, ma grosso modo una confessione assolutamente predominante, la Cattolica, che oltretutto già disponeva gran parte dei beni a danno degli altri. Si dovette pertanto agire in maniera dura, espropriando e limitando diritti preesistenti.
La separazione fra Stato e Chiesa in Francia è un tipico esempio di separazione ostile[1].
Fenomeni tipici del separatismo ostile:
Incameramento dell'asse ecclesiastico
Da as-assis = patrimonio. Dalla confisca e dalla vendita del patrimonio ecclesiastico le finanze statali francesi non ebbero grandi giovamenti, dato che la messa in vendita di una ingente massa di immobili ne faceva cadere il valore commerciale. Nemmeno ebbero a guadagnarci le masse operaie, ma la nobiltà e la borghesia. Infine, per la vita della Chiesa la perdita di molti beni portò a dar meno peso nell'apostolato ai mezzi umani e più all'efficacia della grazia (ma non mancò in alcune zone una reale povertà del clero).
Soppressione degli ordini religiosi
Possiamo avere diversi casi:
non si riconosce la personalità giuridica delle Congregazioni Religiose: conseguenza è l'espulsione dei religiosi dalle loro case e la formazione di piccole comunità;
si proibisce la vita comune (in Portogallo);
si vietano i voti religiosi (in Messico nel 1917);
si vieta di ricevere novizi (in Italia, 1866)
si richiede una speciale autorizzazione governativa difficilmente concessa (è il caso della Francia).
Introduzione del matrimonio civile e del divorzio
In questo caso furono battaglie perse dalla Chiesa. Il matrimonio civile fu considerato una conquista dello Stato moderno, con la sua conseguenza del divorzio. Ammesso nell'antichità, il divorzio rimase in vigore fino ai primi decenni del secondo millennio, quando la Chiesa avocò a sé le questioni matrimoniali. Venne reintrodotto nei paesi protestanti (ma più come principio che come pratica). Fu introdotto in Francia nel 1792, abolito col ritorno dei Borboni e definitivamente ristabilito nel 1884.
Laicizzazione della scuola
Linea comune è la soppressione nelle scuole pubbliche dell'insegnamento religioso e l'abrogazione di ogni sovvenzione statale alle scuole private (in alcuni casi anche la soppressione dell'insegnamento libero). Dure le battaglie su questo campo in Francia e in Belgio.
(Wikipedia)

L'ONU CONTRO I DIRITTI UMANI

La nostra civiltà europea si è tendenzialmente conformata alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale delle nazioni Unite nel 1948.
Le società islamiche hanno invece elaborato una Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo, proclamata presso l’Unesco e firmata a Parigi nel 1981.
Per quanto le due Dichiarazioni abbiano apparentemente alcuni punti di contatto, in verità v’è un contrasto incolmabile e insanabile.
Il modello sociale sotteso alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è laico e libertario.
Il modello sociale sotteso alla Dichiarazione Islamica dei diritti dell’Uomo è teocratico e i diritti esistono solo in quanto promanazione della legge divina.
Non esiste, né potrà mai essere elaborata una legislazione di raccordo tra le due Dichiarazioni.
Non esiste alcuna possibilità che una mentalità teocratica possa trovare un punto di incontro con una mentalità laica e libertaria.
L’una è la negazione dell’altra.
Il multiculturalismo, proteso a salvaguardare le specificità culturali e religiose, se trova una sponda legislativa con la Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo, diventa l’innesco di una pericolosità sociale esplosiva.
Inseguire l’integrazione con l’islam è una partita persa, almeno fino a quando le legislazioni nazionali che hanno adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non dichiarino esplicitamente fuorilegge la Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo.
L'ONU non si è limitato ad adottare la Dichiarazione Islamica dei Diritti Umani ma il 21 settembre 2015 ha nominato Faisal Bin Hassan Trad alla Presidenza del Consiglio sui Diritti Umani.
Faisal proviene dall'Arabia Saudita un paese che è al quarto posto nel mondo per esecuzioni di crocifissioni e lapidazioni, un Paese governato da una monarchia tanto ricca quanto feroce, caratterizzato da un oscurantismo medievale che suscita orrore e disgusto per tutti, tranne che per gli USA, i loro migliori alleati.
L'ONU è diventato progressivamente pericoloso per la sicurezza degli Stati ma con la nomina di Faisal è diventato pericoloso anche per la sicurezza dei diritti individuali.
(articolo tratto dal sito www.democrazia-atea.it)

domenica 25 ottobre 2015

Attività di culto negli Istituti Scolastici

Ricordiamo a noi stessi che la nostra Costituzione esprime il principio supremo della laicità dello Stato attraverso gli articoli 2,3,7,8,19 e 20 (Corte Costituzionale sentenza n.203/1989), e che “in nessun caso il compimento di atti appartenenti, nella loro essenza, alla sfera della religione possa essere l’oggetto di prescrizioni obbligatorie derivanti dall'ordinamento giuridico dello Stato” (Corte Costituzionale, sentenza n.334/1996).
Aderiamo alle pregevoli indicazioni espresse dal TAR Veneto nella sentenza n.2478 del 20 dicembre 1999, richiamandole integralmente: “È illegittima la delibera del Consiglio di circolo che dispone lo svolgimento di attività religiose, quali la celebrazione di liturgie o riti religiosi o il compimento di atti di culto, non attinenti alla vita della scuola, in orario scolastico e al posto delle normali ore di lezione, in quanto gli atti di culto non costituiscono “cultura religiosa” assimilabile all'insegnamento, ma fatti di fede individuale, estrinsecantesi nel colloquio rituale che il credente ha con la propria divinità e quindi, non rientrano nelle categorie e nel quadro delle attività scolastiche istituzionali”.
Richiamiamo integralmente anche la motivazione della sentenza del TAR Emilia-Romagna n.250 del 17 giugno 1993: “Gli atti di culto e le celebrazioni religiose si compiono unicamente nei luoghi a essi naturalmente destinati, che sono le chiese e i templi e non nelle sedi scolastiche, in sedi cioè improprie e destinate alle attività didattiche e culturali, finalità appunto della scuola.
La Chiesa è libera di svolgere queste attività nelle scuole che essa stessa istituisce, non può però svolgerle nelle scuole dello Stato e nell'ambito di esse e gli organi pubblici che questo consentono commettono senza dubbio una illegittimità”.
In adesione alle Raccomandazioni del Comitato sui Diritti dell’Infanzia dell’ONU chiediamo formalmente che il Ministero divulghi le osservazioni conclusive nelle quali si evidenziano preoccupanti elementi discriminatori perpetrati nelle scuole italiane nelle manifestazioni legate al culto cattolico.
FIRMA LA PETIZIONE

Laicitalia e il suo simbolo


L'albero rappresenta la laicità intesa come principio supremo e assoluto su cui si basa lo sviluppo democratico di una nazione civile. 
Il campo quadrato rappresenta l'uguaglianza, e le stondature rappresentano il dialogo.
Le foglie sono i diritti universali
Il verde chiaro le nuove generazioni e il verde scuro quelle mature.

sabato 24 ottobre 2015

Legge 194

La legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza durante la presidenza della Regione Lazio di Renata Polverini, aveva subito un duro attacco per le infiltrazioni dei movimenti violenti cattolici che avevano tentato di far approvare una norma con la quale si equiparavano i consultori privati cattolici ai consultori laici e pubblici.
Decisamente un passo avanti nella applicazione della legge 194 si è avuto con la presidenza di Nicola Zingaretti con l’approvazione del decreto regionale di riordino e riorganizzazione dei consultori.
Nella Regione Lazio il 90% dei medici, per non vedersi ostacolata la carriera o per dar seguito al personale senso di ipocrisia, si dichiarano obiettori.
Con il decreto U00152 i medici obiettori non potranno più ripararsi all'ombra fredda del clero e della loro morale religiosa, ma dovranno fare i conti con l’obbligo di prescrivere presidi contraccettivi e ormonali, dovranno dare corretta e completa informazione alle donne che decidono di interrompere volontariamente la gravidanza autodeterminandosi nella scelta della maternità.
Laicitalia offre un parere legale gratuito a tutte le donne del Lazio che, trovandosi di fronte a medici obiettori incuranti del recente decreto, vorranno denunciarne l’illiceità dei comportamenti.

venerdì 23 ottobre 2015

Orientamento sessuale e discriminazione


Non ci accontentiamo di una legge ordinaria che disegna un matrimonio per gli eterosessuali e un matrimonio per gli omosessuali.

E' questa la ragione principale per cui condividiamo la petizione Modifichiamo l'art. 29 della Costituzione


ll matrimonio è una invenzione giuridica e l'unione naturale è l'unione di due persone, uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo.
Queste unioni sono sempre esistite in natura e solo con l’invenzione delle religioni sono state disciplinate nella finalità della procreazione e nella certezza della paternità.
Si ritiene che le società naturali non debbano più sottostare al confinamento giuridico del matrimonio.
Un nucleo familiare può ben essere costituito da soggetti che non hanno la finalità procreativa (gay e lesbiche), oppure che hanno un legame affettivo (non necessariamente sessuale) senza finalità alcuna, se non il compiacimento e il reciproco sostentamento nella convivenza (nonna e nipote).
Queste forme familiari devono trovare tutela giuridica.
Nel pieno rispetto dell’autodeterminazione, “ordinare gli istinti” non significa necessariamente reprimerli.

Matrimoni di serie A e matrimoni di serie B

L'orientamento sessuale continuerà ad essere un discrimine fino a quando ci saranno leggi speciali che distingueranno il matrimonio eterosessuale dal matrimonio omosessuale, perché sarà come accettare una tutela di serie A e una tutela di serie B.
A noi questa differenza non piace.

lunedì 19 ottobre 2015