martedì 22 dicembre 2015

SOL INVICTUS

Le origini del Natale.
Letteralmente natale significa "nascita". La festività del Dies Natalis Solis Invicti ("Giorno di nascita del Sole Invitto") veniva celebrata nel momento dell'anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d'inverno: la "rinascita" del sole. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente "sole fermo" (da sol, "sole", e sistere, "stare fermo").
Infatti nell'emisfero nord della Terra tra il 22 e il 24 dicembre il sole sembra fermarsi in cielo (fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore). In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della "declinazione", cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il dì più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e "invincibile" sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo "Natale". Questa interpretazione "astronomica" può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Per gli antichi arrivare a questa data dell'anno in buona salute voleva dire di avercela fatta a superare l'inverno e per questo rallegrarsene è sicuramente diventata una ricorrenza rituale.

venerdì 11 dicembre 2015

ALFANO E IL PRESEPE

Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha diramato una circolare secondo la quale in ogni prefettura deve essere allestito un presepe perché attraverso questa rappresentazione simbolica passa, a suo dire, l’identità degli italiani.
Il solo fatto che l’identità degli italiani, e quindi anche la mia, debba essere definita e qualificata da un politico come Alfano, è già di per sé una sciocchezza, ma se a questo si aggiunge che costui riconduce l’identità degli italiani al presepe, è davvero una inequivocabile idiozia.
Del resto chi si trincera dietro il presepe e lo strumentalizza come spauracchio per erigere muri ideologici contro chi ha un pensiero, fortunatamente, differente, occupa già un gradino molto in basso nella scala della civiltà e non esistono scuole serali o corsi di recupero per colmare certa pochezza culturale.
Se Alfano, e con lui i presepianti della politica, avessero contezza dei propri limiti, non imporrebbero, con presunzione e protervia, le loro devianze anche a chi non ne è affetto.
Chi calpesta i principi di civiltà faticosamente raggiunti, come il principio di laicità, non merita altro che biasimo, e la condanna di Alfano per questa scempiaggine, è senza appello.
(tratto dal sito www.democrazia-atea.it)

martedì 8 dicembre 2015

I COSTI DEL GIUBILEO

L'attenzione che giornali e tv stanno concentrando in questi giorni su un evento religioso proclamato da uno stato extracomunitario è, a dir poco, scandaloso. Ancor più scandaloso è, che scientemente, i mass media omettano di informare i cittadini che lo stato italiano contribuisce con 200 milioni di euro, quando ci sono pensionati che sopravvivono con 500 euro al mese. Cosa dire sulla commissione vigilanza Rai che dovrebbe verificare l'equa presenza di tutte le organizzazioni religiose - positive e negative - sui palinsesti rai?