domenica 8 aprile 2018

SUICIDIO COSTITUZIONALE


C'è una versione della storia che vorrebbe il Governo italiano costituirsi parte civile nel processo contro Marco Cappato (in cui persino il Pubblico Ministero si è rifiutato di portare avanti le accuse), per far sì che l'istigazione al suicidio non venisse interpretata come norma da abrogare in toto dalla Consulta, ma che venisse applicata l'eccezione solo a casi simili a quelli della vicenda di Fabiano Antoniani "DJ Fabo".
C'è un'altra versione della storia, molto più plausibile, che vedrebbe il Governo italiano costituirsi parte civile nel processo contro Marco Cappato per tutelare una legge anacronistica degli anni '30, per far sì che non venga sdoganato il sacrosanto principio di autodeterminazione, principio secondo cui sarebbe l'individuo a decidere come e quando mettere fine alla propria esistenza, di disporre di sé stesso negli ultimi momenti, e non delegare la decisione a terzi contro i propri stessi interessi.
Se veramente il Governo italiano volesse tutelare il diritto di decidere della propria vita e della propria morte evitando però di estendere l'eccezione ad ogni caso di effettiva istigazione al suicidio, gli basterebbe legiferare in merito. Scrivere ed approvare finalmente una legge di civiltà che darebbe a molti cittadini la possibilità di essere liberi anche nella morte.
Ma sembra che si sia più propensi a voler mantenere lo status quo per paura di prendersi delle responsabilità e per paura di creare un precedente di civiltà che sarebbe preoccupante e pericoloso per quelle gerarchie extracomunitarie che quotidianamente ingeriscono nella vita dei cittadini della Repubblica Italiana.
Niente di nuovo sotto il sole.

Laicitalia esprime piena solidarietà a Marco Cappato e alla battaglia di civiltà che sta portando avanti, condannando la decisione del Governo di procedere in questa direzione, con profondo sdegno nei confronti della pietosa giustificazione addotta.

Alessandro Orfei
Segretario di Laicitalia


martedì 3 aprile 2018

IL MEDIOEVO A PAVIA





LAICITALIA esprime sdegno per quanto accaduto il 15 marzo all'istituto Cremona di Pavia; in quell'occasione il vescovo di Pavia Sanguineti dinanzi ad un centinaio di studenti adolescenti, si è lasciato andare a riflessioni omofobe, parlando addirittura di una ‘tendenza omosessuale‘ che ‘è qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura‘. 
Ora, se il comportamento di Sanguineti, rappresentante della monarchia (extracomunitaria) vaticana non meraviglia più di tanto, è doveroso invece sottolineare il disappunto per il comportamento manifestato dalle istituzioni scolastiche, che, dapprima hanno violato il principio di laicità invitando un rappresentante della religione cattolica in una scuola pubblica, esternando poi, un qualunquismo disarmante nei confronti di un atto razzista e mirato a scagliare odio contro una minoranza (LGBT), e peggio ancora, mirato ad influenzare il pensiero di una platea di minorenni. 
LAICITALIA resta in attesa di un comunicato dall'Ufficio Scolastico Regionale che condanni l'accaduto.
Aspettarsi delle scuse da un rappresentante della monarchia vaticana è impensabile.

Consiglio Direttivo Laicitalia