FAQ


D:"Volendo sbattezzarmi mi sono recato nella parrocchia dove è stato celebrato il mio battesimo e sono andato a parlare con il parroco per informarlo della mia decisione. Il parroco mi ha riempito di insulti e si è rifiutato di annotare la mia richiesta. A questo punto cosa posso fare?"
R:Il parroco non ha alcun potere sulle tue decisioni, ma deve eseguirle. La richiesta di annotazione sul registro dei battezzati, di non voler essere più considerati aderenti alla chiesa cattolica, è tutelata dalla legge italiana e il parroco non può rifiutarsi di applicarla. Successivamente alla annotazione, che ha un carattere esclusivamente giuridico per il richiedente, la chiesa cattolica fa seguire un provvedimento di carattere religioso denominato 'scomunica'. Dal punto di vista religioso i cattolici la interpretano come 'apostasia'. Dal punto di vista giuridico, con quella annotazione si perde lo status di suddito della monarchia vaticana.
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D:“Vorrei sbattezzarmi ma ho un problema: sono nata in Austria e non ho modo di sapere dove sono stata battezzata.
Ho preso dal sito www.democrazia-atea.it il modulo da inviare previa raccomandata, ma non so dove inviarlo.
Premetto che sono stata costretta a sottopormi alla comunione e la cresima qui in Italia e conosco le parrocchie dove sono stati celebrati questi rituali.
In caso posso inviare la raccomandata ad uno dei due parroci?”

R: Potrà inviare la stessa raccomandata anche alla parrocchia nella quale presumibilmente è annotato il suo battesimo.
Nel caso non le fosse possibile rintracciare la parrocchia di battesimo, potrà inviare la richiesta di annotazione alla parrocchia dove ha effettuato il rituale successivo, ovvero la comunione.
Tenga conto che prima di somministrarle il rituale della comunione, il parroco ha dovuto necessariamente acquisire il certificato di battesimo e deve averlo conservato tra gli atti dei suoi fedeli.
Dunque potrà chiedere questa annotazione al parroco della comunione al quale estendere la richiesta di consegnarle copia del certificato di battesimo.

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D:“I miei figli sono stati battezzati ma all’asilo non volevamo fargli frequentare l’ora di religione. Purtroppo non avendo trovato una buona organizzazione per l’ora alternativa, abbiamo deciso di fargliela frequentare.  Il problema è che tutte le mattine le maestre fanno recitare le preghiere. Possono farlo?”

R:Se intendi opporti alla catechesi forzata, pur lasciando che frequentino l’ora di religione, potrai sempre invocare la sentenza del TAR Veneto n.2478 del 20 dicembre 1999 dalla quale si estrapola un pregevole passaggio: “E’ illegittima la delibera del Consiglio di circolo che dispone lo svolgimento di attività religiose, quali la celebrazione di liturgie o riti religiosi o il compimento di atti di culto, non attinenti alla vita della scuola, in orario scolastico e al posto delle normali ore di lezione, in quanto gli atti di culto non costituiscono “cultura religiosa” assimilabile all’insegnamento, ma fatti di fede individuale, estrinsecantesi nel colloquio rituale che il credente ha con la propria divinità e quindi, non rientrano nelle categorie e nel quadro delle attività scolastiche istituzionali”.


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D:“Io e mio marito siamo separati e abbiamo un figlio. Io sono atea e mio marito è cattolico e ora vuole imporre a nostro figlio di fare la comunione. Posso oppormi?”

R:La legge tutela il diritto alla libertà religiosa che significa anche libertà di non professarne alcuna. 
Questa libertà contempla anche la libertà di educare i figli seguendo il proprio convincimento.
I problemi si pongono quando i genitori, separati ma anche quando sono conviventi, affrontano percorsi di mutamento dei propri orientamenti e non c’è più univocità in ciò che si vuole trasmettere ai propri figli.
Il disaccordo tra i genitori deve essere deciso da un giudice al quale ognuna delle parti sottoporrà le proprie richieste.
Il giudice dovrà valutare il grado di maturità del minore e il suo grado di comprensione delle scelte che i genitori vogliono operare su di lui o per lui, ma dovrà anche valutare se le decisioni che si vogliono assumere possano utilmente essere rinviabili ad una età in cui il minore possa scegliere autonomamente.
Il giudice valuterà anche se al minore si vuole imporre un mutamento che non sia in linea con il percorso religioso o non religioso, seguito fino a quel momento perchè alla sofferenza per la separazione dei genitori, non si può aggiungere l’ulteriore sofferenza di mutare religione rispetto a quella praticata, ovvero non si può imporre una religione rispetto ad un contesto nel quale, fino ad un certo momento non se ne è seguita alcuna.
Se non c’è mai stata frequentazione costante dei rituali di una certa religione, non potranno essergli imposti all’improvviso.
Il giudice chiamato a pronunciarsi sul disaccordo, valuterà cosa sia meglio per il minore e non per l’uno o l’altro genitore, e anzi sulle soluzioni prospettate da entrambi i genitori, potrebbe autonomamente indicare una terza soluzione.
Per quanto riguarda l’ora di religione a scuola, vale lo stesso discorso sia in termini di esonero che di frequentazione, il disaccordo deve essere deciso dal giudice il quale valuterà quale potrebbe essere l’effetto sul minore sia in un senso che nell’altro.
Per avere una decisione, occorre introdurre un procedimento con un ricorso ed è necessario rivolgersi ad un avvocato della propria città.
Se si ha un reddito al di sotto di certi parametri, si può chiedere di essere ammessi al gratuito patrocinio.